APOLLO ET HYACINTHUS di W. A. MOZART

Produzione Coin du Roi Société d’Opéra
Distribuzione esclusiva a cura di Aida Studio

L’opera giovanile Apollo et Hyacinthus di Mozart è un vero piccolo gioiello musicale dall’intreccio semplice e talora ironicamente paradossale

Intermezzo in un prologo e due cori di Rufinus Widl

Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Prima rappresentazione, Salisburgo, Aula Magna dell’Università, 13 maggio 1767

Orchestra Coin du Roi

direttore, Christian Frattima

Ars Cantica Choir

Maestro del coro, Marco Berrini

Maestro concertatore e direttore, Christian Frattima

Regia, Alessio Pizzech

Scene e costumi, Davide Amadei

Luci, Nevio Cavina

Organico: 4 violini I, 4 violini II, 3 viole, 2 violoncelli, 1 contrabbasso, 2 oboi, 2 corni, continuo (1 clavicembalo, 1 contrabbasso)

PERSONAGGI E INTERPRETI

Oebalus, Graziano Schiavone

Melia, Elina Shimkus

Hyacinthus, Vilija Mikštaitė,

Apollo, Alessandro Giangrande

Zephyrus, Valeria Girardello

durata: 2h compreso intervallo

SOGGETTO

Prologo

In Laconia (Lacedemonia), fervono i preparativi per il sacrificio al dio Apollo ordinato da Re Ebalo. Si addensano nuvole scure di tempesta ed il re ordina l’accensione del fuoco sacrificale e l’inizio delle preghiere ad Apollo.
L’esito del sacrificio è apparentemente infausto: un fulmine infrange l’altare e ne spegne il fuoco. Giacinto, figlio di Ebalo, sospetta che ne siano causa le parole empie che l’amico Zefiro ha pronunciato poco prima. Le conseguenze sono invece inaspettatamente positive: si rivela il dio Apollo in persona, in guisa di pastore, dopo essere stato scacciato dall’Olimpo da Giove iracondo. Melia, la figlia del re, è affascinata dal dio, e Giacinto, suo fratello, tranquillizza Ebalo assicurandolo che le preghiere saranno esaudite.

Coro I

Regna l’armonia: Apollo, Giacinto e Zefiro si dilettano nel gioco del disco, Ebalo rivela a Melia che il dio l’ha scelta in sposa. Il cuore della giovane si riempie di gioia ed ambizione immaginando la sua sorte lieta. Il gaudio è però interrotto da Zefiro, che improvvisamente annuncia la morte di Giacinto per mano di Apollo. Ebalo corre in cerca del figlio e del dio reo. Zefiro, reale colpevole del delitto, continua a calunniare Apollo è per convincere Melia a sciogliere il fidanzamento con il dio e sposare lui, ma Melia sembra rifiutare le attenzioni di Zefiro. Giunge Apollo che infuriato punisce Zefiro mutandolo in vento e facendolo portar via da Eolo in una caverna. Melia interpreta il gesto come ulteriore prova dell’empietà del dio, ritenendolo ancora colpevole della morte del fratello.

Coro II

Sulle rive del fiume Eurota, Ebalo ritrova Giacinto morente. Nello spirare, egli riesce a rivelare al padre il nome del vero colpevole: Zefiro. Ebalo giura vendetta in preda all’ira e al dolore. Giunge Melia che su ordine del padre ha fatto bandire Apollo dal regno. Scoprendo la verità, i due sono invasi dalla paura e dal rimorso per aver accusato ingiustamente una divinità. Ricompare Apollo, ma senza portare alcun rancore, manifestando invece il suo affetto per Giacinto, e mutandone il cadavere in un rigoglio di fiori che porteranno per sempre il suo nome. Apollo perdona Ebalo e rinnova la sua proposta di matrimonio alla figlia Melia. Il dio abiterà da quel giorno in avanti per sempre con loro.

NOTE DI REGIA

L’opera giovanile Apollo et Hyacinthus di Mozart è un vero piccolo gioiello musicale dall’intreccio semplice e talora ironicamente paradossale, da recuperare sottolineandone quel gioco di ambiguità erotica che segnerà tanto teatro mozartiano. Personaggi quindi immersi in un’aurea ginnica e sportiva, con un segno fortemente fashion, quasi usciti da un museo in cui prendono vita con gesti e tensioni di corpi che si toccano, si baciano, si sfiorano. Le creature di Apollo e Giacinto quindi scomposte in un gioco di ombre e luce: in un “tempio” dedicato ad Apollo stanno apprestandosi a fare un sacrificio, ma il tempo minaccia nuvolaglie. Cadrà un fulmine sull’altare, ma appare Apollo esiliato dall’Olimpo: egli porterà finalmente la luce in scena. Poi il continuare della storia tra equivoci e paradossi di violenza quasi infantile… tra cattiverie celate e desideri mai sopiti. Una storia che prende le mosse dal mito e dal tema del castigo / metamorfosi e che con lo scenografo e costumista Davide Amadei abbiamo voluto portare in un unico luogo narrativo e perciò simbolico; allo stesso tempo ci è parso che fosse necessario sedurre ed essere sedotti da un tale gioco teatrale capace di muovere pulsioni sessuali certamente sorprendenti. Come sarà nel Mozart maturo, l’amore illude, disillude e seduce, allo stesso tempo crea relazioni al limite tra il tragico ed il comico; vorrei rimanesse quel gusto del recupero di un teatro capace di parlarci nel presente ed evocarci relazioni e passioni che ci riguardano nella nostra quotidianità.  Spazio quindi bianco, luminoso, su cui riscrivere e riportare i segni del racconto che nasce dalla fantasia di un artista capace di attraversare il tempo che nella freschezza e nella semplicità di una narrazione giovanile certamente ci apre verso orizzonti creativi che segneranno la storia del compositore salisburghese.