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VINICIO MARCHIONI in DIALOGHI D’AMORE

VINICIO MARCHIONI in DIALOGHI D’AMORE

DESCRIZIONE:

Di solito l’amore lo si dichiara oppure lo si canta. Il mondo pullula di canzoni d’amore composte in tutte le epoche. Perché allora questo spettacolo-concerto viene chiamato dialoghi d’amore? Perché qui due linguaggi diversi si incontrano e con modalità ed emozioni differenti ci parlano dello stesso tema. Essi sono la parola e la musica. E la parola è quella scritta per essere pronunciata e non cantata. La musica viene affidata alle note di Beethoven, Chopin, Debussy e Schumann, suonando l’amore nella sospensione, nella perdita, nell’estasi incantata, nelle contraddizioni, nell’attesa.

L’amore è materia delicata.

Prescinde dalla logica, fa a pezzi la ragione, si articola secondo percorsi emotivi altalenanti che ne determinano le sorti e la forma espressiva, in un’alternanza costante tra dialogo, monologo, soliloquio.

La condizione amorosa ha bisogno di essere continuamente espressa, non la si può ignorare o negare: preme, incontenibile e inarrestabile, anche quando tace. E quello è il sentimento interiore che si prova nel proprio intimo, quello che la musica più di qualunque altra modalità espressiva è in grado di esprimere.

Però esprimere a parole il sentimento amoroso è un tentativo inevitabile che si è condotti, insistentemente e continuamente a fare. Rincorrere la spiegazione del mistero, dell’alchimia, è una pulsione indomabile per l’essere umano tanto più per quello innamorato, preda di sé e lontano dal centro di sé, eppure vibrante, intenso più degli altri, per il quale, più del futuro che è l’obiettivo agognato di una promessa di felicità, conta il presente, l’espressione del proprio sentimento.

Non basta una vita per parlare d’amore, per fare parlare l’amore: che plachi le ferite, resti dramma, o si dispieghi libera nella rincorsa (im)possibile di un traguardo ideale, ecco la voce amorosa cercata nei linguaggi da Platone a Sartre, da Proust e Goethe e Balzac a Freud, Barthes e Lacan. Da Nietzsche a Flaubert. E oltre. Ma cercando di trasformare ogni voce in un flusso unitario: un unico monologo interiore.

 

ARTISTI

Vinicio Marchioni, voce recitante
Musiche di L. van Beethoven, F. Chopin, C. Debussy, pianoforte solista
Drammaturgia a cura di Gabriele Marchesini

 

Durata 1 ora e 15

Progetto di Elena Marazzita

distribuzione esclusiva a cura di AidaStudio

 

VINICIO MARCHIONI

Attore di formazione ed esperienza teatrale (ha lavorato tra gli altri con G. Marini, L. Ronconi, A. Latella, R. Latini, D.Lescot, L. Muscato), reduce dal successo come protagonista della piéce Un tram che si chiama desiderio per la regia di Antonio Latella, nel ruolo che a suo tempo fu di Marlon Brando. Lo abbiamo visto in scena quest’anno in La gatta sul tetto che scotta nel ruolo di Brick per la regia di Arturo Cirillo.

Ha scritto, diretto e interpretato La più lunga ora, testo sulla vita del poeta Dino Campana che di tanto in tanto riprende nei teatri italiani. Ha firmato la regia, assieme a Milena Mancini, de Le Metamorfosi di Apuleio.

Ha esordito sul grande schermo come protagonista di 20 sigarette di Aureliano Amadei, film per il quale al Festival di Venezia si è aggiudicato il premio come miglior attore nella sezione Controcampo Italiano (premio che l’ultima volta fu vinto nel ’92 da Gianmaria Volontè), il Premio Biraghi, il Premio Pasinetti e la candidatura al David di Donatello.

L’anno successivo è stato premiato al Festival di Annecy per il film Sulla strada di casa di E. Corapi come miglior attore. Film che insieme a Cavalli di M. Rho lo hanno portato alla candidatura per il Nastro D’Argento.
Lo abbiamo visto al cinema anche in Scialla di Francesco Bruni, Venuto al mondo di Sergio Castellitto, Amiche da morire di Giorgia Farina, Passione Sinistra di Marco Ponti, Il sud è niente di Fabio Mollo, Miele di Valeria Golino, Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese.

In campo internazionale ha lavorato con W. Allen in To Rome with love e P. Haggis lo sceglie come co-protagonista in Third Person.
Rimane celebre nel ruolo de il Freddo nella serie cult Romanzo Criminale per cui ha vinto il Premio come Miglior attore al Roma Fiction Fest per la prima e seconda serie rispettivamente nel 2009 e nel 2011.

Recentemente lo abbiamo visto in tv nelle mini serie L’Oriana di Marco Turco, Francesco di Liliana Cavani e Luisa Spagnoli di Lodovico Gasparini
Debutta alla regia cinematografica nel 2015 con il cortometraggio La ri – partenza, omaggio in b\n a L’arrivo del treno dei fratelli Lumiere.